Abbattitore d’inquinamento tra le mura domestiche

Pubblicato il 05/05/2016 su FOCUS – link

Dal biossido di azoto agli allergeni ai composti organici volatili, la casa può arrivare a superare le starde urbane come inquinamento. Sul mercato arrivano materiali e soluzioni di design che permettono di assorbire i fattori inquinanti. Ecco una rassegna delle innovazioni.

A conti fatti, tra i composti organici volatili di origine chimica, di cui uno dei più pericolosi è la formaldeide, il biossido di azoto (NO2), gli allergeni cui si aggiungono con estrema facilità le endotossine batteriche, le muffe e gli acari delle polveri, l’aria di casa può risultare una concentrazione di pericoli. Tanto che l’inquinamento tra le mura – anche di scuole, uffici e ambienti pubblici – potrebbe superare quello delle strade di città. Contribuiscono a rendere l’aria “pesante” prodotti per la pulizia, cosmetici, pitture e vernici, nicotina con il conseguente aumento di allergie, irritazioni e intossicazioni, che, secondo stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, colpiscono il 20% della popolazione occidentale. Volendo andare a fondo per verificare la bontà dell’aria cattiva indoor è possibile avvalersi di una sorta di calcolatore che l’Istituto di applicazioni del calcolo (Iac/Cnr) di Roma ha recentemente brevettato.

“Il problema non è di facilissima soluzione – avvisa Fabio Cibella, ricercatore dell’Istituto di Biomedicina e Immunologia molecolare del Cnr di Palermo –: una buona esposizione della casa al sole permette di ridurre questi problemi all’origine soprattutto se si parla di muffe, ma anche i sistemi di ventilazione, che però vanno adeguatamente manutenuti, possono risultare utili”.

Intanto, sul mercato si trovano anche altre soluzioni che – almeno secondo gli studi scientifici che li supportano – sembrano in grado di contribuire a mitigare l’aria nociva. Di base si distinguono per tecnologie fotocatalitiche o per l’assorbimento da parte di carboni attivi.

Quadro artistico assorbente

È stato testato dal Politecnico delle Marche di Ancona un nuovo tessuto che prende il nome evocativo di The Breath. A condurre i test in aule scolastiche è stato il professor Gabriele Fava, coaudiuvato da Mattia Pierpaoli: le maglie del tessuto sono in grado di assorbire “passivamente, ovvero senza ricorso a fonti energetiche, l’inquinamento che è intercettato da nano molecole di carboni ottenuti da lavorazione di origine vegetale. L’effetto è la disgregazione di inquinanti di secondo grado. “Nelle mani di designer e progettisti d’interni – spiega Giammarco Cammi che detiene il brevetto assieme a Marino Cavaion – The Breath può trasformarsi in un complemento d’arredo”. L’idea è quella di farne pannelli o quadri: uno di questi è ora in casa di Umberto Veronesi da sempre molto sensibile all’abbattimento dei fattori inquinanti. Anche Legambiente ha dato il proprio endorsement. È Anemotech, azienda di Casei Gerola che fa parte del gruppo Ecoprogram, a occuparsi del go-to-market di questo prodotto che si presta anche a essere installato in ambienti pubblici, ma anche in pieno outdoor.

Fotosintesi d’interni

Generando una reazione ossidante, la pittura da pareti Airlite – distribuita dall’inglese Am Tecnology ma ideata da due italiani, Massimo Bernardoni e Antonio Cianci -, promette di ridurre gli inquinanti comportandosi proprio come fa la fotosintesi clorofilliana che sfrutta la potenza della luce per liberare molecole ossidanti che attaccano gli agenti inquinanti trasformandoli in sali minerali innocui e neutralizzandoli. Test di laboratorio evidenziano come un metro quadrato dipinto con Airlite abbia lo stesso effetto di un metro quadrato di bosco capace di neutralizzare in 12 ore 0,059 grammi di ossidi di azoto. La superficie trattata con questa pittura trasforma in sali minerali idrosolubili gli inquinanti, tra cui l’ossido di azoto. L’Escherichia Coli, lo Staphylococcus Aureus, la Klebsiella Pneumoniae pare che qui abbiano vita breve.

L’antibatterico nel cartone

Sono tre le tecnologie “nascoste” nella collezione CactusNext e sviluppate dal gruppo di ricerca del professor Alberto Cigada del Politecnico di Milano (dipartimento di Chimica, materiali e ingegneria chimica “Giulio Natta”) per abbattere batteri e particolato solido indoor. La prima tecnologia si basa sull’uso del cartone ondulato per la realizzazione di filtri. A questa si aggiunge la seconda tecnologia che utilizza il chitosano, sostanza ricavata dal guscio dei crostacei con proprietà antibatteriche, che evita colonizzazioni batteriche nei filtri. Infine, il terzo passaggio di produzione prevede l’utilizzo di biossido di titanio che, abbinato a illuminazione Uv, è in grado di ossidare per fotocatalisi le  specie chimiche prodotte dal fumo di sigaretta e dalla cottura dei cibi  e quindi NOx o VOC. Dal laboratorio i depuratori antibatterici di NextMaterials sono passati nelle mani di alcuni designer e ora è possibile trovarli in commercio “travestiti” da cactus, fichi d’india, vasi di piante stilizzate.

Spruzziamo i muri

Si presenta come un liquido bianco da spruzzare su pareti di calcestruzzo o anche sui semplici mattoni, la soluzione nanotecnologica di biossido di titanio anima di Fotosan. Alla base – anche in questo caso – un processo di fotocatalisi che sfrutta l’azione della luce (naturale o prodotta da lampade) per modificare la velocità di una reazione chimica. “In presenza di aria e luce – spiega Paolo Caspani, ad dell’omonima azienda italiana che distribuisce il prodotto – si attiva un forte processo ossidativo che porta alla decomposizione delle sostanze organiche e inorganiche inquinanti che entrano a contatto con tali superfici”. Test condotti dall’Università dell’Insubria dimostrano che non c’è neppure tossicità derivante dallo stesso biossido di titanio prodotto per Caspani dalla divisione  italiana di Purety, la stessa che ha “spruzzato” nei campus della Nasa il principio di Fotosan.

Abbattitore in fabbrica

Evita l’accumulo e l’adesione in superficie degli inquinanti, decomponendo  i microorganismi che sporcano le superfici. In questo mondo in Italcementi, che ha recentemente ideato in laboratorio i.active Coat, affermano che la parete sarà bianca per sempre. Siamo ancora nei termini della fotocatalisi che qui agisce attivando un processo ossidativo per giungere alla trasformazione di sostanze organiche e inorganiche nocive in composti innocui. L’utilizzo di i.active Coat – spiega la scheda tecnica di Italcementi – porta alla decomposizione di agenti inquinanti prodotti dall’attività umana in fabbriche, automobili, riscaldamento domestico: ecco perché sembra particolarmente utile anche in luoghi di difficile ventilazione come tunnel e gallerie. “Per esempio – spiega un test effettuato dall’azienda – nel tunnel Umberto I a Roma – completamente rivestito con rasanti fotocatalitici – è stata rilevata una riduzione media di NOx pari al 25%”.

 

 

 

 

Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Continuando a navigare autorizzi l'impiego dei cookie. Per maggiori dettagli, clicca qui.

This website uses cookies so that we can provide you the better user experience. By continuing to use this site you are given consent to cookies being used. Full details can be found here.

.

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi