Inquinamento atmosferico? Ora lo combatte il tessuto innovativo The Breath

Pubblicato il 19/05/2016 su MI FACCIO DI CULTURA – link

Inquinamento atmosferico? Ora lo combatte il tessuto innovativo The Breath.

 

Il 3 maggio è stato presentato a Milano The Breath: un tessuto che ha la caratteristica di assorbire l’inquinamento e gli odori presenti nell’aria. Prodotto dall’azienda pavese Anemotech Srl, questo materiale può essere comodamente appeso alle pareti degli uffici, delle abitazioni e delle scuole ma funziona anche all’esterno. The Breath è composto da tre diversi livelli, ovvero da due strati esterni in tessuto idrorepellente – con proprietà battericide, antimuffa, e antiodore −, e da uno strato intermedio in fibra a carboni attivi unita da nanomolecole in grado di separare, trattenere e disgregare le micro particelle inquinanti presenti nell’atmosfera. In questo modo gli agenti nocivi sono diminuiti del 20% e l’aria ritorna in circolo più pulita e respirabile.

aria-inquinata (1)

Un ritrovato tecnologico davvero utile e necessario in un mondo dove l’aria sta veramente diventando irrespirabile. L’inquinamento atmosferico infatti è aumentato dell’8% negli ultimi cinque anni, secondo l’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha analizzato la qualità dell’aria in oltre 3.000 città nel mondo. L’incremento dei livelli metterà a rischio due miliardi di persone, un numero sempre in crescita. Il fenomeno riguarda in particolare le città in via di sviluppo in Medio Oriente, nell’Asia sudorientale e nel Pacifico occidentale.

L’inquinamento, inoltre, causa più di tre milioni di morti all’anno, più della malaria e dell’AIDS. Il dato, oltretutto, dovrebbe raddoppiare con l’aumento della popolazione residente in città e delle auto, raggiungendo due miliardi nel 2050.

Dopo aver letto questi dati preoccupanti, mi viene spontaneo pormi una domanda: perché invece di progettare nuove tecnologie per assorbire l’inquinamento non si riesce a ridurre l’inquinamento in partenza? Già nella vita di tutti i giorni si potrebbe pensare di migliorare il trasporto pubblico, aumentare quello elettrico (ad esempio treni, tram e filobus), incrementare la vendita di vetture più efficienti a livello energetico e di auto ibride. Un’altra fonte di inquinamento che non viene spesso presa in considerazione è il riscaldamento domestico, infatti la gran parte delle abitazioni italiane sono realizzate in modo da disperdere nell’ambiente la gran parte del calore (o del fresco durante l’estate) prodotto dagli impianti di riscaldamento e climatizzazione. Basterebbero piccoli accorgimenti per evitare di doverci pentire poi in futuro di non aver fatto nulla per salvaguardare l’ambiente.

Pensate che il tema dell’inquinamento non è solo una questione degli ultimi anni ma era un problema ben sentito anche nel Settecento: Giuseppe Parini scrisse addirittura l’ode La salubrità dell’aria per invitare i cittadini di Milano a preoccuparsi di più del territorio circostante, ammorbato dalle coltivazione delle risaie, attività da cui traevano profitto i nobili, incuranti del benessere o no della comunità.

the breath (1)

Purtroppo la minaccia dell’inquinamento non proviene solo dall’aria ma anche da ciò che indossiamo. Senza saperlo infatti spesso i vestiti di tutti i giorni possono contenere sostanze nocive come ftalati, formaldeide, metalli pesanti, solventi e coloranti. E qui una soluzione, oltre al controllo della provenienza e dei materiali dei capi di abbigliamento, potrebbe venire, sì, dal nuovo ritrovato italiano The Breath. Il tessuto può anche essere personalizzato: possono essere realizzate stampe che lo trasformino in un oggetto di arredo e decoro o veicolare messaggi pubblicitari ma si potrebbe anche magari pensare più avanti, con il progredire della scienza, di confezionare dei vestiti che aiutino ad assorbire l’inquinamento.

Non disinteressiamoci ma agiamo in prima persona per preservare il pianeta in cui viviamo, l’inquinamento è infatti un problema che ci tocca tutti, non può e non deve essere ignorato.

 

 

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